da “La scienza e il piano akashico – connessione e memoria nel cosmo e nella coscienza: una teoria integrale del Tutto”, di Ervin Laszlo
Riporto, citandola testualmente, la parte di un capitolo del suddetto libro che presenta, per la prima volta, la corrispondenza il concetto di “in-formazioni”, non più come qualcosa di astratto ma al contrario avente una realtà propria, e l’esistenza del campo Akashico.
“Accedere al campo akashico
L’idea che le informazioni sono presenti in ogni parte della natura è un tema ricorrente nella storia culturale, ma è nuova per la scienza occidentale. Essa necessita del riconoscimento che le informazioni non sono un concetto astratto: come “in-formazioni” hanno una realtà propria. Fanno parte dell’universo fisico. E poiché sono presenti in ogni parte della natura, possiamo al meglio immaginarle concettualmente come un campo esteso.
Le basi logiche del campo delle in-formazioni
Le prove dell’esistenza di un campo che conserverebbe e trasmetterebbe le informazioni non sono dirette: devono essere ricostruite in relazione alle prove più immediatamente disponibili.
Allo stesso modo di altri campi noti alla fisica moderna, come il campo gravitazionale, il campo elettromagnetico e il campo di Higgs, il campo delle in-formazioni non può essere udito, toccato, gustato o annusato. Questo campo produce però effetti che possono essere percepiti.
Lo stesso vale per tutti i campi, noti alla scienza. Per esempio, il campo gravitazionale o campo G non può essere percepito, ma quando lasciamo cadere un oggetto a terra, vediamo l’oggetto cadere ma non il campo che lo fa cadere: vediamo cioè l’effetto del campo G ma non il campo G stesso. L’effetto del campo G è la forza di gravità tra masse separate; le teorie della relatività generale e del campo correlata cercano di dimostrare che il campo G è la spiegazione più semplice e coerente di questi effetti.
La medesima cosa vale per il campo elettromagnetico (campo EM), il cui effetto è la trasmissione di forza elettrica e magnetica; per il campo di Higgs, il cui presunto effetto è la presenza di massa nelle particelle; e per i campi nucleari deboli e forti, i cui effetti sono l’attrazione e la repulsione tra particelle vicinissime le une alle altre.
Nel caso del campo che spiegherebbe la presenza delle in-formazioni in natura, le prove sono costituite dall’enigmatica e quasi istantanea forma di coerenza che emerge nelle scienze fisiche e biologiche, nonché nella ricerca sulla coscienza. Questi fenomeni richiedono una spiegazione, e la spiegazione più semplice e logica è quella di un campo che collega entità che appaiono coerenti a livello non locale.
Il concetto di un campo di in-formazioni è nuovo alla scienza ma concorda con la sua storia. Nella storia della scienza moderna, si è sempre rigettata l’idea che cose ed eventi potrebbero influenzarsi vicendevolmente senza essere collegati da qualche supporto fisicamente reale. Si è detto che le entità che dimostrano di essere collegate a vicenda attraverso lo spazio (e magari anche attraverso il tempo) sarebbero connesse per mezzo di un campo fisico esistente fra loro. Michael Faraday, per esempio, ha proposto che i fenomeni elettrici e magnetici siano collegati tramite un campo elettrico e un campo magnetico: ecco quindi il campo elettromagnetico.
Il campo elettromagnetico di Faraday era visto come un campo locale associato con determinati oggetti. James Clerk Maxwell propose l’idea che il campo elettromagnetico nn fosse locale,, ma universale: esso è presente ovunque. Ulteriori modifiche del campo EM affermano che esso viaggia nello spazio alla velocità della luce. Un campo elettrico in mutazione produce cambiamenti nel campo magnetico, e questo a sua volta produce cambiamenti in quello elettrico.
Il campo elettromagnetico universale fu un’idea rivoluzionaria, poiché significava abbandonare la nozione dello spazio vuoto come mero veicolo di trasporto delle forze coinvolte nell’interazione tra le particelle. Da quel momento in avanti, lo spazio venne quindi concepito come un campo universale continuo attraverso cui si trasmettono effetti elettrici e magnetici tra le particelle, che esse siano contigue nello spazio o lontane le une dalle altre.
La spiegazione dell’attrazione reciproca tra gli oggetti dotati di massa ha una storia simile. Secondo la teoria di Newton, la forza di gravità è un fenomeno locale, una proprietà intrinseca degli oggetti dotati di massa (sebbene Newton avesse grandi dubbi su questa proprietà, così come in seguito Ernst Mach). Nella sua teoria generale della relatività, Einstein rimosse la forza di gravità dai singoli oggetti e l’attribuì allo spazio-tempo stesso: da quel punto in avanti la forza di gravità venne considerata un campo universale.
Come abbiamo visto, recentemente un altro campo universale ha fatto il suo ingresso nell’immagine del mondo che si sono fatta i fisici: il campo di Higgs.
Al momento, il campo di Higgs viene dedotto dalla struttura matematica delle particelle e dalle loro interazioni così come sono date nel Modello Standard della fisica delle particelle (sebbene si preveda che diverranno disponibili prove sperimentali quando saranno attivi acceleratori tanto potenti da raggiungere il livello di energia stimata del “bosone di Higgs”). In modo simile alla forza di gravità, anche il campo di Higgs ha a che fare con la massa, ma non con la proprietà degli oggetti dotati di massa: questo campo è responsabile dell’esistenza stessa della massa.
La storia del concetto del campo dimostra che quando si verificano fenomeni che richiedono una spiegazione fisica, gli scienziati tentano per prima cosa di dare una spiegazione specificamente collegata alle entità che manifestano tale fenomeno. Man mano che crescono e si sviluppano teorie, i concetti esplicativi tendono a divenire più generali. In questo modo, quelli che inizialmente venivano visti come campi di forza locali vengono in seguito compresi come campi universali, presenti in tutti i punti dello spazio e del tempo. I fenomeni elettrici e magnetici sono ora ascritti al campo EM universale; l’attrazione reciproca di oggetti non contigui viene ascritta al campo G universale; e la presenza di massa viene attribuita al campo di Higgs universale.
È giunto il tempo di aggiungere un altro campo al repertorio scientifico dei campi universali. Sebbene i campi, come le altre entità, non debbano essere moltiplicati oltre il necessario, appare evidente la necessità di un ulteriore che campo che spieghi il tipo speciale di coerenza rivelato a tutti i livelli e in tutti i regni della natura, dal microregno dei quanti, attraverso il regno intermedio della vita, fino al macroregno del cosmo. Questo campo non è il campo del punto zero, poiché le sue proprietà trascendono quelle che attualmente si pensa siano associate a tale campo.
Si tratta di un campo differente, di cui conosciamo gli effetti ma del quale non possediamo ancora una descrizione matematica. È comunque assolutamente chiaro che questo campo esiste, poiché produce effetti reali.
Proprio come il campo EM produce effetti elettrici e magnetici, il campo G è responsabile dell’attrazione tra oggetti dotati di massa, e i campi quantici producono attrazione e repulsione tra le particelle nucleari, dobbiamo riconoscere che vi è un campo universale di in-formazioni che produce l’effetto che abbiamo descritto come “coerenza non-locale” nei numerosi regni della natura.
Il campo akashico
Nei suoi libri precedenti, chi scrive ha denominato il campo di in-formazioni utilizzano i termini campo akashico o, in breve, campo A. Qual è la ragione di questo nome?
Nelle culture sanscrita e indiana, l’Akasha è un supporto onnipervadente che soggiace a tutte le cose e diviene tutte le cose. Esso è reale, ma così sottile che non può essere percepito a meno che esso divenga le molte cose che popolano il mondo manifesto. I nostri sensi fisici non percepiscono l’Akasha, ma possiamo raggiungerlo attraverso la pratica spirituale. Gli antichi Rishi lo raggiungevano attraverso un modo di vita disciplinato e spirituale, e attraverso lo yoga. Essi descrissero la loro esperienza e fecero dell’Akasha un elemento essenziale della filosofia e della mitologia dell’India.
Nel ventesimo secolo, l’Akasha è stato brillantemente descritto dal grande Yogi indiano Swami Vivekananda:
Secondo i filosofi dell’India, l’intero universo è composto da due materiali, uno dei quali chiamato Akasha. Esso è l’esistenza onnipresente e che tutto penetra. Ogni cosa che abbia forma, ogni cosa che sia il risultato di una combinazione si è evoluta da questo Akasha. È l’Akasha che diviene l’aria, che diviene i liquidi, che diviene i solidi; è l’Akasha che diviene il Sole, la Terra, la Luna, le stelle, le comete; è l’Akasha che diviene il corpo umano, il corpo animale, le piante, ogni forma che vediamo, ogni cosa che può essere percepita con i sensi, ogni cosa che esiste. Esso non può essere percepito; è così sottile che va oltre ogni percezione ordinaria; esso può essere soltanto visto quando diviene grossolano, ha preso forma. All’inizio della creazione c’era soltanto questo Akasha. Al termine del ciclo i solidi, i liquidi e i gas si scioglieranno tutti di nuovo nell’Akasha, e la prossima creazione scaturirà di nuovo da questo Akasha (…).
La somma totale di tutte le forme dell’universo riportate al loro stato originale, siano esse mentali o fisiche, viene chiamata Prana. Quando nulla esisteva, quando l’oscurità copriva l’oscurità, cosa esisteva allora? Allora esisteva l’akasha senza movimento (…) Al termine di un ciclo le energie ora visibili nell’universo si quietano e divengono potenziali. All’inizio del ciclo successivo esse si riavviano, entrano in collisione con l’Akasha, e dall’Akasha evolvono queste varie forme.
La ragione per cui chiamare campo akashico il campo di informazioni presente in natura dovrebbe ormai essere evidente. La visione akashica di un universo ciclico (di un Metaverso che crea un universo dopo l’altro) è essenzialmente la visione che oggi ci racconta la cosmologia. Nella nuova fisica, il vuoto unificato e fisicamente reale equivale all’Akasha. Esso è il campo originale da cui sono emersi atomi e particelle, stelle e pianeti, corpi umani e animali, e tutte le cose che possono essere viste e toccate. Si tratta di un supporto dinamico pieno di energia in fluttuazione perpetua. Il vuoto è costituito dall’Akasha e dal Prana raggruppati in un’unica cosa: l’utero di tutta la “materia” e di tutta la “forza” dell’universo.
Il genio dissidente Nikola Tesla adottò questa visione nel contesto della scienza moderna. Egli parlò di un “supporto originale” che riempie lo spazio e lo comparò all’Akasha, l’etere che trasporta la luce. Nel suo manoscritto inedito del 1907 “La più grande impresa dell’uomo”, egli scrisse che questo supporto originale, un tipo di campo di forza, diviene materia quando il Prana, l’energia cosmica, agisce su di esso e quando l’azione cessa, la materia svanisce e ritorna all’Akasha. Dato che questo supporto riempie tutto lo spazio, ogni cosa che avviene nello spazio può essere ricollegata a esso.
Per Tesla l’idea dello spazio curvo (avanzata a quel tempo da Einstein) non era la risposta. In ogni modo, la maggior parte dei fisici adottarono lo spazio-tempo curvo a quattro dimensioni elaborato matematicamente da Einstein, rifiutando di prendere in considerazione il concetto di un supporto o campo di forza che riempisse lo spazio. La scoperta di Tesla cadde nell’oblio. Oggi, un secolo dopo, essa è tornata in auge, e gli scienziati si rendono ora conto che lo spazio non è vuoto, e ciò che viene chiamato vuoto quantico è in effetti un pieno cosmico. È un supporto fondamentale che richiama l’antico concetto di Akasha.
Nello sviluppo successivo della scienza, il campo A si unirà ai campi universali attualmente noti: il campo gravitazionale, il campo elettromagnetico e il campo di Higgs, e ai campi nucleari forti e deboli efficaci localmente ma presenti a livello universale.
Oltre il mondo pieno di enigmi della scienza dominante, sta emergendo un nuovo concetto dell’universo. Il concetto stabilito viene trasceso; al suo posto viene l’universo in-formato, radicato nella scoperta del campo akashico delle tradizioni antiche come olocampo basato sul vuoto.
Secondo questo concetto, l’universo è un sistema coerente e altamente integrato: un “sistema quantico supermacroscopico”. La sua caratteristica principale sono le in-formazioni che vengono generate, conservate e veicolate, e che collegano tutte le sue parti. Questa caratteristica è fondamentalmente decisiva. Essa trasforma un universo che sta cercando a tentoni la propria strada da una fase evolutiva a quella successiva in un sistema fortemente interconnesso che si avvale delle in-formazioni che ha già generato.
Nell’universo in-formato, il campo A è un elemento fondamentale. Grazie alle in-formazioni conservate e veicolate dal campo A, l’universo è di una coerenza sconcertante. Tutto ciò che accade in un luogo accade anche in altri luoghi; tutto ciò che è accaduto in un tempo accade anche per ogni tempo successivo. Nulla è “locale, limitato al luogo e al tempo in cui sta accadendo, Tutte le cose sono globali, anzi cosmiche, poiché tutte le cose sono connesse, e la memoria di tutte le cose si estende a tutti i luoghi e a tutti i tempi.
Questo è il concetto dell’universo in-formato, la visione del mondo che segnerà la scienza e la società nei decenni a venire.”